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Il titolo della lezione di oggi è geniale, pochi cazzi. Il riferimento al burlesque non è casuale: anche il bullismo, se ben praticato, può produrre numeri divertenti che intrattengano i ragazzi durante le pesanti mattinate scolastiche. Il nostro intento perciò è quello di riportare in voga l’antica arte di prendere in giro i più deboli, di umiliarli, di fiaccarli nella loro volontà di affermarsi nella vita. È un’arte che rischia di scomparire, minacciata dal buonismo dilagante ovunque e specialmente in quel feudo del pensiero illiberale che è la scuola pubblica. Proprio come nel burlesque dobbiamo “spogliare” di ogni ipocrisia un’attività assolutamente normale, connaturata al percorso umano di affermazione personale.
La mission della nostra Università è formare la classe dirigente del futuro; ma se ogni anno ci arrivano studenti fallati, con i capelli unti, emotivamente instabili, addirittura stranieri, appassionati di botanica ecc. capirete che il nostro lavoro si complica. È bene dunque che ci sia una preselezione e che questa venga effettuata in età infantile direttamente dai bambini più forti. È questo l’argomento della lezione di oggi: come educare i vostri figli ad affermarsi nella società a discapito dei più deboli. Questo concetto è mirabilmente sintetizzato in quella poesia di Pablo Neruda intitolata “Ogni mattina, in Africa, una gazzella”, la conoscerete senz’altro.
Per prima cosa dovete addestrare i vostri ragazzini a riconoscere le loro prede. Non è difficile, le categorie sono sempre le stesse da secoli. Ve le descrivo di seguito insieme ad alcuni suggerimenti pratici.
1. Ciccioni, occhialuti e altri difettati
Non mancano mai in nessun contesto scolastico. I ciccioni, dicono i dati, sono addirittura in aumento. Per questa categoria è consigliata la derisione diretta, possibilmente davanti a tutti e preferibilmente in rima. La rima conferisce all’insulto un’aura di autorevolezza che ne potenzia gli effetti. Il cervello dei bambini è portato a credere che le frasi in rima siano vere, me lo ha detto un mio amico neurologo, per questo grandi classici come “cicciabomba cannoniere fai la cacca nel bicchiere” o “quattrocchi sparapidocchi” non passano mai di moda. Tramandate ai vostri figli i capisaldi della tradizione bullesca.
2. Stranieri
I bambini stranieri arrivano nel nostro paese già preparati ad affrontare discriminazioni di ogni tipo. Quindi c’è bisogno di ricorrere a umiliazioni fantasiose. Sentite come io e i miei amichetti sistemammo un bambino turco negli anni ‘ 80.
- Ciao ragazzi.
- Ciao un cazzo, Hakan.
- Che è successo?
- Non fare finta di non saperlo.
- No, davvero, di che parlate?
- Tuo padre ha sparato al Papa.
- Ma che state dicendo?
- È sul giornale, guarda: “Arrestato l’attentatore: è un turco” e c’è il nome di tuo padre. Bello stronzo che sei. E se ora mio padre va a sparare a Maometto?
- Mi viene da piangere.
3. Secchioni
Sono i più insidiosi. Sono quelli che invece di affermarsi per le loro capacità di stare al mondo cercano la scorciatoia dello studio. Molti di loro si autodistruggeranno in adolescenza con i film porno e i giochi di ruolo, ma alcuni rischiamo di trovarceli a capo di qualche banca o in tv a condurre “L’infedele”. I secchioni sono quasi completamente incapaci di reagire, per questo si prestano bene a subire ricatti, estorsioni di denaro e qualsiasi tipo di sopraffazione psicofisica. Raccomandate ai vostri figli di riprendere il tutto con il telefonino che poi ci facciamo i video didattici.
4. Gay
Voi direte che questa categoria è già ricompresa in quella dei “difettati”. Tecnicamente è vero, ma il problema è che mentre è facile individuare un ciccione o un negretto, è difficile riconoscere un bambino gay. Quindi meritano una categoria a parte. Le scuole elementari sono piene di bambini gay, per individuarli basta fare attenzione ad alcuni dettagli rivelatori come l’uso smodato di evidenziatori, la predilezione per la marmellata, l’avversione per i supereroi (esclusi Batman e Robin). Qualche anno fa vi avrei consigliato di dire ai vostri figli di ignorarli, che al massimo sarebbero diventati stilisti o ballerini, ma oggi uno di loro è addirittura Presidente della Puglia. Pensate se una cosa del genere dovesse capitare in Italia. La strategia migliore è frequentarli – che oltretutto sono circondati da femmine – illuderli di essergli amici per poi rinnegarli. Di solito non reggono alla delusione. Mio figlio ventenne ne frequenta uno da sei anni, sicuramente con questo scopo.
Per inciso, questi suggerimenti sono indirizzati a chi ha figli maschi. Se avete la sfortuna di avere figlie femmine non perdete la prossima lezione: “Come educare le vostre figlie a scegliere il maschio più forte”.
Postilla dell’autore.
L’episodio del bambino turco è autobiografico. Pur avendo partecipato solo marginalmente (ho assistito senza intervenire) a distanza di anni sento il dovere di scusarmi pubblicamente con quel bambino (che non si chiamava Hakan). Mi auguro gli sia di consolazione sapere che oggi sarei fiero di un padre che spara al Papa.
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venerdì 18 marzo 2011
giovedì 24 febbraio 2011
Come sottrarre un bene pubblico e vivere tranquilli
Pubblicato su Scaricabile
Oggi vi insegno come tenersi a vita un libro preso in prestito in biblioteca facendosi beffe delle rimostranze dei bibliotecari. Il principio che sottende alla lezione fa capo ad un concetto talmente ovvio che mi secca le palle dover puntualizzare: se i libri della biblioteca sono di tutti sono anche miei, dunque li tengo quanto cazzo mi pare e non può essere certo un bibliotecario – cioè uno che ha semplicemente vinto un concorso – a chiedermene conto. Via, è evidente.
Per prima cosa impariamo a conoscere i nostri nemici. Dimenticate lo stereotipo del bibliotecario impotente e annoiato e della bibliotecaria frigida e annoiata: i bibliotecari oggi non si annoiano più e scopano come noi. Sono dinamici, usano il computer, hanno acquisito consapevolezza del loro ruolo, sono politicizzati (molti sono iscritti a “Biblioteca Democratica”, giusto per farvi capire da che parte stanno), alcuni sono addirittura fieri di essere bibliotecari. Solo un tratto del tradizionale profilo del bibliotecario è rimasto inalterato: la cacacazzaggine. I bibliotecari sono dei cacacazzi da combattimento secondi solo ai Testimoni di Geova. Il bibliotecario dei Testimoni di Geova, in molte comunità, è più temuto di Geova stesso. Ora veniamo alla nostra lezione e passiamo ad un esempio concreto. Avete preso in prestito un libro, uno qualsiasi. A prestito scaduto potrebbe arrivarvi una email di questo tenore, da parte della solerte bibliotecaria:
“Gentile utente, le rammento che da un giorno e alcune ore (cinque) è scaduto il prestito del libro in suo possesso.
Nel pregarla di ottemperare quanto prima al suo dovere di riconsegnarlo, vorrei ricordarle che il posseduto delle biblioteche pubbliche è a disposizione della collettività tutta e, come tale, meritevole di maggiore considerazione da parte sua.
In attesa di un suo cortese riscontro la saluto digrignando i denti.”
Ora, come rispondete a questa email? Ignorarla e dirottarla nello spam non servirebbe a niente, ci ho già provato. Le email dei bibliotecari hanno il potere di ricicciare dal cestino a frequenze imprevedibili e nei momenti meno opportuni.




Dovete trovare il modo di rispondere in maniera efficace, sorprendente, spiazzante, così da prendere tempo quanto basta per appellarsi a cazzo al diritto di usucapione (Art. 1158 del Codice Civile).
Vi propongo cinque possibili messaggi di risposta.
1. Pietoso
Gentile Dott.ssa,
scusi il ritardo con cui le rispondo ma in questo villaggio somalo, dove mi trovo per il volontariato, non ho molto tempo per controllare la posta elettronica. Lei ha perfettamente ragione e sono certo che anche il piccolo Ahmed, che ha perso entrambe le gambe a causa di una mina, capirà che non potrà più leggere il suo libro preferito perché il prestito è scaduto. Domani mattina attraverserò a piedi il campo minato per raggiungere il più vicino ufficio postale (420 km) e restituire il libro. Mi scuso ancora con lei e con la collettività per il disturbo arrecatovi.
2. Collusivo
Ciao, stavo per contattarti io. Lo sapevi che il libro che ho preso vale un pacco di soldi? Mio zio mi ha detto almeno 200-300 mila. Mi pare giusto che dividiamo. Non scrivermi più, però, mi faccio vivo io. Ciao.
3. Folle
Io il libro lo vorrei restituire ma l’ho mangiato hihihihihi pagina dopo pagina gnam gnam gnam l’indice che delizia gnam gnam gnam la copertina rigida crunch crunch crunch hihihihihi burp.
4. Vigliacco
Gentile Dott.ssa,
sono la moglie della persona che sta cercando. Purtroppo mio marito è perito in un incidento aereo nel sud-est asiatico. Mi lasci il tempo di cercare il libro da restituire (sempre che non fosse con lui al momento dell’incidente, adorava leggere in volo), la ricontatterò dopo i funerali.
5. Controffensivo
Gentile Sig.ra Bibliotecaria,
premetto che sono un Testimone di Geova, quindi fra di noi ci intendiamo. Le faccio presente che la scheda-prestito da lei compilata contiene un grossolano errore di forma che – a mio avviso – inficia l’intera procedura di prestito e non le dà diritto di reclamare alcunché. La informo altresì che sta per giungere la fine del mondo come previsto in Matteo 24:29. La invito pertanto a impiegare in maniera più redditizia il poco tempo che le resta da vivere. Grazie.
Ecco, provate anche voi a elaborare altre risposte su questo stile. Purtroppo non potete esercitarvi con la biblioteca del nostro Ateneo perché non ne abbiamo una: abbiamo preferito destinare lo spazio al laboratorio di lap-dance. Voi direte che si può risolvere la questione alla base evitando di frequentare un luogo inutile come la biblioteca. Certo, ma andiamo per gradi: “come trascorrere la vita senza leggere un libro” sarà l’oggetto di una futura lezione.
Oggi vi insegno come tenersi a vita un libro preso in prestito in biblioteca facendosi beffe delle rimostranze dei bibliotecari. Il principio che sottende alla lezione fa capo ad un concetto talmente ovvio che mi secca le palle dover puntualizzare: se i libri della biblioteca sono di tutti sono anche miei, dunque li tengo quanto cazzo mi pare e non può essere certo un bibliotecario – cioè uno che ha semplicemente vinto un concorso – a chiedermene conto. Via, è evidente.
Per prima cosa impariamo a conoscere i nostri nemici. Dimenticate lo stereotipo del bibliotecario impotente e annoiato e della bibliotecaria frigida e annoiata: i bibliotecari oggi non si annoiano più e scopano come noi. Sono dinamici, usano il computer, hanno acquisito consapevolezza del loro ruolo, sono politicizzati (molti sono iscritti a “Biblioteca Democratica”, giusto per farvi capire da che parte stanno), alcuni sono addirittura fieri di essere bibliotecari. Solo un tratto del tradizionale profilo del bibliotecario è rimasto inalterato: la cacacazzaggine. I bibliotecari sono dei cacacazzi da combattimento secondi solo ai Testimoni di Geova. Il bibliotecario dei Testimoni di Geova, in molte comunità, è più temuto di Geova stesso. Ora veniamo alla nostra lezione e passiamo ad un esempio concreto. Avete preso in prestito un libro, uno qualsiasi. A prestito scaduto potrebbe arrivarvi una email di questo tenore, da parte della solerte bibliotecaria:
“Gentile utente, le rammento che da un giorno e alcune ore (cinque) è scaduto il prestito del libro in suo possesso.
Nel pregarla di ottemperare quanto prima al suo dovere di riconsegnarlo, vorrei ricordarle che il posseduto delle biblioteche pubbliche è a disposizione della collettività tutta e, come tale, meritevole di maggiore considerazione da parte sua.
In attesa di un suo cortese riscontro la saluto digrignando i denti.”
Ora, come rispondete a questa email? Ignorarla e dirottarla nello spam non servirebbe a niente, ci ho già provato. Le email dei bibliotecari hanno il potere di ricicciare dal cestino a frequenze imprevedibili e nei momenti meno opportuni.
Dovete trovare il modo di rispondere in maniera efficace, sorprendente, spiazzante, così da prendere tempo quanto basta per appellarsi a cazzo al diritto di usucapione (Art. 1158 del Codice Civile).
Vi propongo cinque possibili messaggi di risposta.
1. Pietoso
Gentile Dott.ssa,
scusi il ritardo con cui le rispondo ma in questo villaggio somalo, dove mi trovo per il volontariato, non ho molto tempo per controllare la posta elettronica. Lei ha perfettamente ragione e sono certo che anche il piccolo Ahmed, che ha perso entrambe le gambe a causa di una mina, capirà che non potrà più leggere il suo libro preferito perché il prestito è scaduto. Domani mattina attraverserò a piedi il campo minato per raggiungere il più vicino ufficio postale (420 km) e restituire il libro. Mi scuso ancora con lei e con la collettività per il disturbo arrecatovi.
2. Collusivo
Ciao, stavo per contattarti io. Lo sapevi che il libro che ho preso vale un pacco di soldi? Mio zio mi ha detto almeno 200-300 mila. Mi pare giusto che dividiamo. Non scrivermi più, però, mi faccio vivo io. Ciao.
3. Folle
Io il libro lo vorrei restituire ma l’ho mangiato hihihihihi pagina dopo pagina gnam gnam gnam l’indice che delizia gnam gnam gnam la copertina rigida crunch crunch crunch hihihihihi burp.
4. Vigliacco
Gentile Dott.ssa,
sono la moglie della persona che sta cercando. Purtroppo mio marito è perito in un incidento aereo nel sud-est asiatico. Mi lasci il tempo di cercare il libro da restituire (sempre che non fosse con lui al momento dell’incidente, adorava leggere in volo), la ricontatterò dopo i funerali.
5. Controffensivo
Gentile Sig.ra Bibliotecaria,
premetto che sono un Testimone di Geova, quindi fra di noi ci intendiamo. Le faccio presente che la scheda-prestito da lei compilata contiene un grossolano errore di forma che – a mio avviso – inficia l’intera procedura di prestito e non le dà diritto di reclamare alcunché. La informo altresì che sta per giungere la fine del mondo come previsto in Matteo 24:29. La invito pertanto a impiegare in maniera più redditizia il poco tempo che le resta da vivere. Grazie.
Ecco, provate anche voi a elaborare altre risposte su questo stile. Purtroppo non potete esercitarvi con la biblioteca del nostro Ateneo perché non ne abbiamo una: abbiamo preferito destinare lo spazio al laboratorio di lap-dance. Voi direte che si può risolvere la questione alla base evitando di frequentare un luogo inutile come la biblioteca. Certo, ma andiamo per gradi: “come trascorrere la vita senza leggere un libro” sarà l’oggetto di una futura lezione.
giovedì 10 febbraio 2011
Tecniche di negazione
Pubblicato su Scaricabile
La lezione di oggi è un estratto del corso di “Tecniche di negazione” che tengo presso la Facoltà di Ipocrisia dell'Università del Libero Pensiero, l'Ateneo fondato da Berlusconi.
La motivazione che è alla base di questo corso è semplice: se qualcuno vi chiede conto di un vostro comportamento sta commettendo una grave ingerenza nella vostra vita privata. Quindi imparare a negare, a omettere, a nascondere, a falsificare, è un esercizio legittimo che può tornarvi utile nella guerra quotidiana contro gli illiberali. Per farvi comprendere meglio vi illustro una situazione che potrebbe capitare ad ognuno di voi (mi rivolgo soprattutto ai ragazzi, le ragazze seguano invece la mia lezione “Fellatio: quali le prospettive del Deep Throating?”).
Immaginate di trovarvi in questa delicata situazione: siete soli in casa, avete appena finito di guardare “Anal destruction Vol. 2”. Al culmine dell'atto onanistico parte del vostro sperma è finito inavvertitamente sul prezioso tappeto persiano che vostra madre conserva gelosamente in ricordo della relazione clandestina che ha avuto, quando ancora non era il cesso che è oggi, con l'allora ambasciatore iraniano presso la Santa Sede. Nel tentativo di pulire la macchia avete versato sul tappeto Cillit Bang, un bicchiere d'acqua e avete strofinato forte. Per asciugare in fretta avete usato il ferro da stiro producendo questo capolavoro.

Il tappeto è ormai compromesso, vostra madre sta per rientrare e voi siete fottuti. Come vi tirate fuori da questa situazione? Una coraggiosa assunzione di responsabilità - come alcuni individui dal pensiero poco libero suggerirebbero - sarebbe non in linea con i valori che animano questo Ateneo. Che sono valori di libertà. Libertà anche di schiorrare su tappeti materni, se ce lo richiede quella rete di neuroni subcorticali che costituisce il nostro sistema limbico (ma quante cose vi insegno?).
Ebbene, sappiate che con la creatività e l'ingegno si può trovare una soluzione a tutto, è questo lo scopo della lezione di oggi: imparare a non capitolare di fronte alle evidenze, a non cedere alla tentazione di ammettere la colpa. Resistere, resistere, resistere, diceva Oscar Wilde.
Per il caso che vi ho presentato vi elenco sei possibili soluzioni, prendete nota.
1. Sbarazzatevi del tappeto e fate finta di niente. Alle prime rimostranze di vostra madre ditele che quel tappeto di cui crede di ricordarsi, non è mai esistito. Con delicatezza iniziate a parlarle dell'Alzheimer.
2. Ingaggiate un rumeno, fatelo ubriacare fino a svenire (se avete poco tempo cercatene uno già svenuto) e sistematelo sul tappeto con il ferro da stiro in mano. Rompete la finestra dall'esterno (i vetri devono stare dentro casa, chiaro?). Voi andate al cinema a vedere Checco Zalone e lasciate che se la sbrighi vostra madre.
3. Mettetevi sul tappeto in posizione meditativa facendo attenzione a coprire la macchia. Restate così per i prossimi mesi. Questa è una soluzione interlocutoria che serve a prendere tempo in attesa che vi venga in mente una soluzione definitiva (che potrebbe arrivare proprio dalla pratica meditativa). Per i bisogni corporali arrangiatevi con la lettiera del gatto.
4. Non fate nulla, lasciate tutto così, ma cercate di non lasciare mai sola vostra madre con il tappeto. Distraetela in continuazione, portatela fuori a cena, ogni volta che lei si avvicina alla stanza precedetela, prendete il tappeto e sgrullatelo dal balcone. Questa è una tecnica dispendiosa ma efficace.
5. Non rispondete alle accuse di vostra madre, anzi, sollevate un conflitto di attribuzione. Ditele che non è lei competente a giudicarvi ma lo sono semmai i produttori iraniani di tappeti. Con tono di sfida invitatela a rivolgersi al consolato. Vedrete, insisterà un po' poi lascerà stare.
6. Uccidete vostra madre, avvolgete il corpo nel tappeto e liberatevi di entrambi.
L'ultima è ovviamente una soluzione estrema, non vorrei si arrivasse a tanto, poi sareste costretti a giustificare la scomparsa contemporanea di un tappeto e di una donna (la gente tende a fare 2+2) e sareste di nuovo in ansia. Ma è utile per farvi capire che non esistono situazioni senza via d'uscita, per un libero pensatore.
La lezione di oggi è un estratto del corso di “Tecniche di negazione” che tengo presso la Facoltà di Ipocrisia dell'Università del Libero Pensiero, l'Ateneo fondato da Berlusconi.
La motivazione che è alla base di questo corso è semplice: se qualcuno vi chiede conto di un vostro comportamento sta commettendo una grave ingerenza nella vostra vita privata. Quindi imparare a negare, a omettere, a nascondere, a falsificare, è un esercizio legittimo che può tornarvi utile nella guerra quotidiana contro gli illiberali. Per farvi comprendere meglio vi illustro una situazione che potrebbe capitare ad ognuno di voi (mi rivolgo soprattutto ai ragazzi, le ragazze seguano invece la mia lezione “Fellatio: quali le prospettive del Deep Throating?”).
Immaginate di trovarvi in questa delicata situazione: siete soli in casa, avete appena finito di guardare “Anal destruction Vol. 2”. Al culmine dell'atto onanistico parte del vostro sperma è finito inavvertitamente sul prezioso tappeto persiano che vostra madre conserva gelosamente in ricordo della relazione clandestina che ha avuto, quando ancora non era il cesso che è oggi, con l'allora ambasciatore iraniano presso la Santa Sede. Nel tentativo di pulire la macchia avete versato sul tappeto Cillit Bang, un bicchiere d'acqua e avete strofinato forte. Per asciugare in fretta avete usato il ferro da stiro producendo questo capolavoro.

Il tappeto è ormai compromesso, vostra madre sta per rientrare e voi siete fottuti. Come vi tirate fuori da questa situazione? Una coraggiosa assunzione di responsabilità - come alcuni individui dal pensiero poco libero suggerirebbero - sarebbe non in linea con i valori che animano questo Ateneo. Che sono valori di libertà. Libertà anche di schiorrare su tappeti materni, se ce lo richiede quella rete di neuroni subcorticali che costituisce il nostro sistema limbico (ma quante cose vi insegno?).
Ebbene, sappiate che con la creatività e l'ingegno si può trovare una soluzione a tutto, è questo lo scopo della lezione di oggi: imparare a non capitolare di fronte alle evidenze, a non cedere alla tentazione di ammettere la colpa. Resistere, resistere, resistere, diceva Oscar Wilde.
Per il caso che vi ho presentato vi elenco sei possibili soluzioni, prendete nota.
1. Sbarazzatevi del tappeto e fate finta di niente. Alle prime rimostranze di vostra madre ditele che quel tappeto di cui crede di ricordarsi, non è mai esistito. Con delicatezza iniziate a parlarle dell'Alzheimer.
2. Ingaggiate un rumeno, fatelo ubriacare fino a svenire (se avete poco tempo cercatene uno già svenuto) e sistematelo sul tappeto con il ferro da stiro in mano. Rompete la finestra dall'esterno (i vetri devono stare dentro casa, chiaro?). Voi andate al cinema a vedere Checco Zalone e lasciate che se la sbrighi vostra madre.
3. Mettetevi sul tappeto in posizione meditativa facendo attenzione a coprire la macchia. Restate così per i prossimi mesi. Questa è una soluzione interlocutoria che serve a prendere tempo in attesa che vi venga in mente una soluzione definitiva (che potrebbe arrivare proprio dalla pratica meditativa). Per i bisogni corporali arrangiatevi con la lettiera del gatto.
4. Non fate nulla, lasciate tutto così, ma cercate di non lasciare mai sola vostra madre con il tappeto. Distraetela in continuazione, portatela fuori a cena, ogni volta che lei si avvicina alla stanza precedetela, prendete il tappeto e sgrullatelo dal balcone. Questa è una tecnica dispendiosa ma efficace.
5. Non rispondete alle accuse di vostra madre, anzi, sollevate un conflitto di attribuzione. Ditele che non è lei competente a giudicarvi ma lo sono semmai i produttori iraniani di tappeti. Con tono di sfida invitatela a rivolgersi al consolato. Vedrete, insisterà un po' poi lascerà stare.
6. Uccidete vostra madre, avvolgete il corpo nel tappeto e liberatevi di entrambi.
L'ultima è ovviamente una soluzione estrema, non vorrei si arrivasse a tanto, poi sareste costretti a giustificare la scomparsa contemporanea di un tappeto e di una donna (la gente tende a fare 2+2) e sareste di nuovo in ansia. Ma è utile per farvi capire che non esistono situazioni senza via d'uscita, per un libero pensatore.
venerdì 28 gennaio 2011
Principi e tecniche di upskirt
Pubblicato su Scaricabile.
La lezione di oggi è un estratto del corso di Voyeurismo Applicato che tengo presso l'Università del Libero Pensiero, l'Ateneo fondato da Berlusconi. La lezione si intitola “Principi e tecniche di upskirt”, ma mi piace chiamarla “I soliti voyeur”.
Come molti di voi sapranno, il termine upskirt si riferisce all'atto di scattare fotografie sotto le gonne delle ragazze. In generale un upskirt può essere anche un video, o semplicemente uno sguardo fugace, ma in questa lezione farò riferimento esclusivamente a foto di upskirt. Stabilito il prerequisito di base (il soggetto deve avere una gonna) cominciamo col distinguere due tipi di upskirt in base alla posizione della donna:
1) donna seduta (upskirt già in corso, solo da immortalare)
2) donna in piedi (upskirt da costruire)
Il tipo 1 è un classico del genere. Per ammirarlo è sufficiente recarsi nel più grande laboratorio di upskirt a cielo aperto del mondo: la scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, a Roma. La bellezza della scalinata e la splendida prospettiva che offre - tipica dell'architettura barocca (sono pur sempre un intellettuale) - non giustifica affatto il gran numero di visitatori che se ne sta lì con gli obiettivi puntati sugli scalini. Sono lì per gli upskirt. L'88% dei presenti a Piazza di Spagna è lì per gli upskirt (il restante 12% è formato da autentici appassionati di architettura barocca gay). Se vi state interrogando sull'attendibilità delle percentuali non ho difficoltà ad ammettere che le ho sparate a cazzo. Noi della Libero Pensiero lo facciamo.
Realizzare un upskirt di tipo 1 non è difficile: per prima cosa bisogna individuare la donna con i requisiti giusti (deve essere seduta e deve avere una gonna, non lo ripeto più). Allo scopo ci si può servire di un collaboratore che passi in rassegna le ragazze sedute e ci faccia un cenno di approvazione quando trova il soggetto adatto. Noi possiamo restare distanti e grazie al coso che avvicina, il come si chiama, il teleobiettivo, possiamo scattare indisturbati. Nella foto sotto, un mio assistente, il Prof. Ferribotte, fa finta di allacciarsi le scarpe e dà un'occhiata a quell'upskirt.

L'upskirt di tipo 2 è decisamente più complicato: serve sangue freddo, precisione e un buon lavoro di polso. Per questa azione consiglio di usare un cellulare con fotocamera. Prima operazione da fare, eliminare il suono del click dal nostro cellulare. Per farlo basta cercare su internet le istruzioni per modificare il software del modello di telefonino che possediamo. Se vi state chiedendo se questa operazione è legale, ebbene sappiate che tutto quello che vi sto insegnando è illegale, ma siccome l'Università è di Berlusconi, ce ne battiamo il culo. Per l'upskirt di tipo 2 è consigliabile agire al chiuso, diciamo un supermercato. Una volta individuato il target ci avviciniamo con disinvoltura e mentre con una mano prendiamo una confezione di wurstel e facciamo finta di leggere la data di scadenza, con l'altra insinuiamo il cellulare sotto la gonna e ci prepariamo a scattare.
I tempi di permanenza sotto la gonna variano a seconda del reparto del supermercato: nel reparto frutta e verdura bisogna essere fulminei, nel reparto cosmetici, invece, possiamo aspettare anche 6 secondi (il problema è giustificare la nostra presenza nel reparto cosmetici). E comunque questi sono tutti tempi che ho preso mi, che ho preso io. Il risultato che vogliamo ottenere è questo.

È inutile dirvi che le difficoltà e i rischi di questo upskirt possono essere ricompensati da un inatteso quanto improbabile upskirt di tipo 2 - SM (Senza Mutande) il quale, per inciso, è l'unico in grado di farvi prendere 30 e lode all'esame con il sottoscritto.
Per concludere, ci sarebbero anche degli upskirt di tipo 3 e 4 e riguardano entrambi il Ministro Brambilla, ma fanno parte del biennio di specializzazione.
La lezione di oggi è un estratto del corso di Voyeurismo Applicato che tengo presso l'Università del Libero Pensiero, l'Ateneo fondato da Berlusconi. La lezione si intitola “Principi e tecniche di upskirt”, ma mi piace chiamarla “I soliti voyeur”.
Come molti di voi sapranno, il termine upskirt si riferisce all'atto di scattare fotografie sotto le gonne delle ragazze. In generale un upskirt può essere anche un video, o semplicemente uno sguardo fugace, ma in questa lezione farò riferimento esclusivamente a foto di upskirt. Stabilito il prerequisito di base (il soggetto deve avere una gonna) cominciamo col distinguere due tipi di upskirt in base alla posizione della donna:
1) donna seduta (upskirt già in corso, solo da immortalare)
2) donna in piedi (upskirt da costruire)
Il tipo 1 è un classico del genere. Per ammirarlo è sufficiente recarsi nel più grande laboratorio di upskirt a cielo aperto del mondo: la scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, a Roma. La bellezza della scalinata e la splendida prospettiva che offre - tipica dell'architettura barocca (sono pur sempre un intellettuale) - non giustifica affatto il gran numero di visitatori che se ne sta lì con gli obiettivi puntati sugli scalini. Sono lì per gli upskirt. L'88% dei presenti a Piazza di Spagna è lì per gli upskirt (il restante 12% è formato da autentici appassionati di architettura barocca gay). Se vi state interrogando sull'attendibilità delle percentuali non ho difficoltà ad ammettere che le ho sparate a cazzo. Noi della Libero Pensiero lo facciamo.
Realizzare un upskirt di tipo 1 non è difficile: per prima cosa bisogna individuare la donna con i requisiti giusti (deve essere seduta e deve avere una gonna, non lo ripeto più). Allo scopo ci si può servire di un collaboratore che passi in rassegna le ragazze sedute e ci faccia un cenno di approvazione quando trova il soggetto adatto. Noi possiamo restare distanti e grazie al coso che avvicina, il come si chiama, il teleobiettivo, possiamo scattare indisturbati. Nella foto sotto, un mio assistente, il Prof. Ferribotte, fa finta di allacciarsi le scarpe e dà un'occhiata a quell'upskirt.

L'upskirt di tipo 2 è decisamente più complicato: serve sangue freddo, precisione e un buon lavoro di polso. Per questa azione consiglio di usare un cellulare con fotocamera. Prima operazione da fare, eliminare il suono del click dal nostro cellulare. Per farlo basta cercare su internet le istruzioni per modificare il software del modello di telefonino che possediamo. Se vi state chiedendo se questa operazione è legale, ebbene sappiate che tutto quello che vi sto insegnando è illegale, ma siccome l'Università è di Berlusconi, ce ne battiamo il culo. Per l'upskirt di tipo 2 è consigliabile agire al chiuso, diciamo un supermercato. Una volta individuato il target ci avviciniamo con disinvoltura e mentre con una mano prendiamo una confezione di wurstel e facciamo finta di leggere la data di scadenza, con l'altra insinuiamo il cellulare sotto la gonna e ci prepariamo a scattare.
I tempi di permanenza sotto la gonna variano a seconda del reparto del supermercato: nel reparto frutta e verdura bisogna essere fulminei, nel reparto cosmetici, invece, possiamo aspettare anche 6 secondi (il problema è giustificare la nostra presenza nel reparto cosmetici). E comunque questi sono tutti tempi che ho preso mi, che ho preso io. Il risultato che vogliamo ottenere è questo.

È inutile dirvi che le difficoltà e i rischi di questo upskirt possono essere ricompensati da un inatteso quanto improbabile upskirt di tipo 2 - SM (Senza Mutande) il quale, per inciso, è l'unico in grado di farvi prendere 30 e lode all'esame con il sottoscritto.
Per concludere, ci sarebbero anche degli upskirt di tipo 3 e 4 e riguardano entrambi il Ministro Brambilla, ma fanno parte del biennio di specializzazione.
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