sabato 27 febbraio 2010

#55

Olimpiadi invernali, gli italiani vanno talmente male che nel medagliere sono dietro al georgiano morto.

mercoledì 24 febbraio 2010

#54

In crescita il mercato dell'eBook in Italia. Grazie a questa nuova tecnologia sarà possibile leggere un libro stando comodamente seduti in poltrona.

#53

Falsi invalidi, filmato dalla polizia un cieco mentre legge il giornale. L'uomo era un truffatore talmente abile che stava leggendo il suo necrologio.

domenica 21 febbraio 2010

mercoledì 10 febbraio 2010

lunedì 8 febbraio 2010

L'orchestra del Titanic

Pezzo pubblicato su Out of the Blue.

Ci sono storie su cui non siamo disposti ad indagare. Non senza una buona dose di coraggio, almeno. Sono quelle storie che ci piacciono per la nobiltà dei gesti dei protagonisti e che vorremmo cristallizzate per sempre nella loro purezza.
Una di queste storie è quella dell'orchestra del Titanic che tutti ricordiamo per aver suonato fino all'ultimo istante, anche quando il transatlantico carico di vita ha puntato la prua verso il fondale gelido dell'Atlantico. Questo ho sempre saputo anche io...

Ho ricevuto la telefonata di Alex, un mio amico ginecologo abusivo in Antartide, che mi preannunciava l'arrivo di un plico nel quale avrei trovato un documento importante. Si tratta dell'autobiografia del trombettista George Krins, che di quell'orchestra ha fatto parte e che sul Titanic, quel giorno, c'era.
Questa che ho letto d'un fiato e di cui vi propongo alcuni estratti, è una delle poche copie rimaste di un libro che la memoria collettiva ha volutamente rimosso, ignorando con esso la verità su quella tragica storia.


“[...] Roger viene da me che sono le sei e mezza di mattina. La sera prima abbiamo suonato fino alle due da Charlie [proprietario del club “Blue Angel” - nda] e io ho bevuto quasi fino a svenire. Sono mezzo morto. Roger è un omone di quasi due metri, è un ottimo musicista e ci fa anche da manager ma secondo me e un po' fesso. Si versa un rum e attacca.

- George, ti ricordi Christine, quella con cui sono andato via ieri sera?

- No.

- Beh è una grossa. Dice che se vogliamo può farci suonare su una nave.

- Ma ti rendi conto di che cazzo di ora è?

- Non è una nave qualsiasi, George, è il Titanic. Ci stai?

- E che ne so. Cristo, mi viene da vomitare.

- E' l'occasione della vita.

- Io mi cago sotto, non so nuotare.

- Il Titanic è inaffondabile.

- E tu che ne sai?

- Me l'ha detto Christine.

- E' ingegnere?

- No, ma è dell'ambiente.

- Cioè?

- Insomma, lavora con l'Ambasciata svedese.

- Cioè?

- Ma cosa ti importa, lei...

- E' una mignotta, vero?

- Sì.

Insomma dice che sono un sacco di soldi, che gli altri sono tutti d'accordo, si è convinto perfino John che non lascia mai la madre malata. Sono un sacco di soldi, e quindi accetto.
La scaletta ce l'abbiamo. Ragtime, soprattutto. Anche se ho paura che dovremo far ballare i pinguini [espressione con cui Krins indica gli uomini in frac, nda]”.

[…]

“...Il salone è pieno di gente e illuminato a giorno. Mi sono strafatto per sopportare tutti questi coglioni che ballano come scimmie. Sarà la roba ma ci sto dando dentro più del solito. Pure Roger spinge sul contrabbasso e intanto punta due fichette della prima classe.
D'un tratto si sente un boato assurdo, sembra un'esplosione. Finiamo per terra con tutti gli strumenti, la gente urla. Capisco subito che abbiamo urtato qualcosa di grosso. Roger è impietrito, ha gli occhi sbarrati che sembra un orso impagliato. Mi aggrappo a lui e ho il panico.

- Roger è finita, moriremo tutti!

- E' inaffondabile.

- Non so nuotare, cazzo!

- E' inaffondabile.

- Piantala di dirlo, idiota. Tu non sai un cazzo di navi!

- Me l'ha detto Christine.

- Troia!

- Io sono fiducioso. Sì, sono fiducioso.

- Tu sei un coglione, non ti sei nemmeno fatto pagare in anticipo!

- Vedrai che qualcuno verrà a salvarci.

- Figurati, siamo in mezzo al fottuto oceano. Io non aspetto, questa nave va a picco.

Si sentono altre esplosioni. Di nuovo urla, scene di panico, la gente comincia a correre verso il ponte. Adesso Roger pensa che la nave sia affondabile.
Convinco gli altri della band a venire via. Roger insiste per portare con noi il contrabbasso, ma gli dico che pesa troppo e non c'è tempo. Schizziamo via. Ci facciamo largo a spallate tra la folla e una volta sul ponte John prepara la scialuppa, mentre io tengo indietro tutti quegli stronzi piagnucolosi agitando la mia tromba. Un tizio con la vestaglia, il sigaro in bocca e i capelli da finocchio si avvicina.

- Le scialuppe sono per le donne e i bambini, voi dovreste continuare a suonare fino a perire.

- Col cazzo, amico, noi ce la squagliamo. State tutti indietro, TUTTI INDIETRO!

Saltiamo dentro e ci allontaniamo per non essere risucchiati. Tempo mezz'ora e quel bestione si inclina in avanti e comincia a inabissarsi. Cristo, che scena! Mi alzo in piedi e con la tromba mi metto a suonare Nearer, My God, to Thee, finché la nave non sparisce. Così è andata.
Il giorno dopo ci recupera un mercantile o qualcosa del genere e ritorniamo a casa. Che strizza, ragazzi! Qualche volta ripenso a quei momenti e vengo assalito dai rimorsi, ho l'impressione di essermi comportato da egoista. Chissà, forse facevo in tempo a salvare il contrabbasso di Roger”. (Krins, George. “A trumpeter in the sea”. 1951)


Illustrazione di Chiara Perrone